Nessuno come Bobby Malen: si conferma un caso unico in Italia. Nove reti su nove gare quest’anno e 24 su 29 dal suo arrivo. È come se la Roma partisse sempre da 1-0. C’era una volta Bobby Solo. Roberto Satti, romano di nascita ma che da tempo ha deciso di trasferirsi ad Aviano, in provincia di Pordenone, la prenderà a ridere perché in città, almeno sponda romanista, da qualche mese è invece… solo Bobby. Unico, ineguagliabile, inarrestabile, semplicemente Malen. Le lacrime sul viso arrivano copiose ma sui volti degli avversari visto che i suoi gol si susseguono in modo impressionante. Martedì sera ne è arrivato un altro, contro i malcapitati dello Slovan Bratislava, nel modo più facile, su rigore. Così dal suo sbarco a gennaio, tra gli sguardi scettici di chi aveva fatto la bocca con Zirkzee e chi si disperava per il no di Raspadori, fanno 24 in 29 partite. Roba da playstation o fantacalcio, scegliete il gioco che vi piace di più.
È come se la Roma, pronti, via, partisse sempre da 1-0.In Italia guarda tutti dall’alto in basso, quello più vicino è Lautaro che nello stesso arco temporale si è fermato a quota 14. In Europa, invece, è in splendida compagnia con gente del calibro di Mbappé, Haaland, Yamal e Raphinha dietro l’irraggiungibile Kane. Tornando a Bobby, ha reso normale quello che non è. Il binomio con Gasperini è esplosivo e appare incredibile come prima del tecnico di Grugliasco un allenatore del calibro di Emery lo abbia lasciato andare via così facilmente. Buon per Gian Piero, buon per la Roma. Che sabato è attesa al Maradona dal Napoli per non interrompere la propria rincorsa all’Inter.
Proprio a Napoli, nella passata stagione, Bobby lanciò il primo vero avviso alla nostra Serie A. Una doppietta che confermò come “il contadino del gol”, dopo la rete al Torino e la doppietta al Cagliari, facesse sul serio. A proposito di Torino: strano a dirsi, ma in campionato Malen è fermo alla rete ai granata, datata ormai 14 settembre. Calendario alla mano non segna quindi da una quarantina di giorni. No, non è un errore. È rimasto a secco infatti con Inter e Como e poi a guardare con il Genoa, perché squalificato. Se a questo aggiungete la sosta, fanno oggi 38 giorni. Un inedito al quale ha già posto rimedio in Champions con due gol al Real e uno allo Slovan Bratislava che vuole velocemente dribblare.
Timido fuori, una belva in campo. Spesso immarcabile. Perché l’olandese ha questa abilità nello smarcarsi «non di schiena e non di spalle, ma di spostarsi sul taglio», che fa sì che riesca sempre a rubare il tempo al difensore di turno. Un movimento che gli permette inoltre di avere il corpo che guarda già la porta avversaria al momento della ricezione, facilitandone così la giocata successiva. Chi ha cercato di limitarlo lo ha fatto tendendo le due linee molto basse. Ma Bobby sta affinando anche altre qualità, come quella di andare incontro al portatore di palla, ripulire i passaggi e favorire gli inserimenti dei compagni. L’altra sera, al di là della modestia degli slovacchi, ha mandato in porta due volte Pellegrini, una Mora e un’altra Wesley. Ora che Dybala non c’è, dovrà cercare di ricreare quel feeling con Soulé. Anche se, è inutile girarci intorno, il peso dell’attacco è su di lui. Bobby è pronto. E anche l’ottimo Castro può attendere.
FONTE: Il Messaggero











