Quando c’è armonia i panni sporchi si lavano in casa, a meno che la macchia non sia talmente evidente che fingere di non vederla sarebbe grottesco. La nuova strategia di Gasperini si è intuita nella conferenza stampa di ieri, all’antivigilia di Roma-Fiorentina: il tandem con D’Amico funziona (a differenza del triumvirato con Massara e Ranieri) e la proprietà continua a essere al suo fianco, dunque non è tempo di sfoghi pubblici per un mercato che in cuor suo l’ambizioso Gian Piero s’augurava fosse un tantino migliore. (…): dentro le mura di Trigoria il tecnico di Grugliasco continua a essere un rullo compressore che chiede, spinge e motiva, non solo i calciatori ma pure i dirigenti. Con un solo obiettivo in testa: rendere la Roma più forte. Lui e i tifosi sono sempre stati dalla stessa parte. Dopotutto, era già chiaro l’anno scorso come Gasp non avesse lasciato l’Atalanta per vivacchiare: nella Capitale vuole vincere il prima possibile, consapevole che la congiunzione astrale tra un pubblico appassionato, una società facoltosa e una guida tecnica dai metodi vincenti non capiti tutti i giorni. Le parole pubbliche sono state una carezza: «Credere nei giovani è una strada necessaria e quelli che sono arrivati hanno aggiunto valore. Mora ha tutto per sfondare. Castro ci serviva. Koulierakis completa la difesa. Siamo soddisfatti del mercato, spero lo sia anche la proprietà. La rosa è più competitiva ora».
(…). Non è un mistero che lui avrebbe preso Greenwood o Summerville per migliorare il terzo posto in A e fare la voce grossa in Champions e, se avesse potuto, si sarebbe fiondato su Diego Moreira per la fascia sinistra. Sarebbero stati i famosi colpi alla Malen, di cui il tecnico ha sempre parlato. «Non penso neanche di poter mettere addosso a Mora, (…), la responsabilità di essere già il leader di una squadra che gioca la Champions», si è lasciato sfuggire, sottintendendo questa logica. Solo che almeno stavolta i Friedkin lo hanno ascoltato: alla sua corte non sono arrivati Ziolkowski, Vaz e Venturino, calciatori tutti da costruire, ma gente più pronta degli anni che ha, come Koulierakis, Castro e Mora. Confondere i due piani sarebbe sbagliato, riconoscere al tecnico di aver fatto capire al club che si può puntare sui giovani senza abbassare il livello è il minimo. «Siamo partiti con profili molto alti – (…) – ma ci siamo dovuti scontrare con l’esigenza di mantenere il monte ingaggi sotto certi tetti. Inizialmente pensavo che raggiunta la Champions fossero risolte le situazioni di bilancio, poi abbiamo dovuto cambiare strada. Sono cambiate le comunicazioni». Di chi? «Dell’Uefa. Il fair play finanziario è limitante e la Roma è l’unica che deve pagare questa situazione di cui nessuno qui è responsabile. Ora siamo alla resa dei conti. Stiamo facendo un mercato creativo». Un’altra sua vittoria è stata la permanenza di tutti i big. Come Koné: «Per me è un giocatore fondamentale ed è contento di essere qui».
Ma ci sono anche le macchie, (…), e sono come chiazze di sugo su una camicia bianca: «La rosa è incompleta, sono arrivati in 4 ma sono usciti Dovbyk, Ferguson, El Shaarawy, Venturino, Tsimikas e Angeliño e ci servono un esterno e un’ala. Ho sempre detto che per completare la rosa servivano un difensore, un esterno e due attaccanti esterni. Al netto delle uscite». Dei due colpi mancanti, uno è in arrivo: Oosterwolde per la fascia sinistra. Davanti però serve un titolare, non una figurina. «Altrimenti restiamo come siamo». Per Gasp il gruppo è talmente sano che ogni innesto dovrà essere funzionale. «Sono molto soddisfatto dell’atteggiamento che hanno avuto Dybala e Pellegrini nel ridursi di molto i loro stipendi pur di restare, lo stesso ha fatto Cristante – (…) – e tutti quelli che sono arrivati volevano fortissimamente la Roma. Penso a Castro, che è salito sul primo treno». La Joya, in particolare, è tutta negli occhi di Gasp: «Lo vedo forte e determinato, è tonico ed è migliorato in tutto, da tempo non faceva una preparazione così: farà un grande campionato. Incrociamo le dita perché l’anno scorso è stato sfortunatissimo». La Roma riparte dal terzo posto e dai 73 punti. Di più c’è solo l’ambizione di giocare per lo scudetto. «Dipenderà anche dalle altre, come si dice “bisogna conoscere i propri nemici”, noi però dobbiamo essere bravi a guardare solo a noi stessi. Oltre ai numeri abbiamo una cosa che pochi hanno: la passione». La sua è la stessa dei 68 mila che domani contro la Viola, (…), coloreranno l’Olimpico di giallorosso.
FONTE: Il Corriere dello Sport – G. Marota











