Il ministro per lo sport e i giovani, Andrea Abodi, si è espresso sullo Stadio della Roma e non solo:
“Sugli stadi c’è un’accelerazione che non si è mai vista negli ultimi trent’anni e soprattutto c’è un metodo di lavoro che credo porterà dei risultati ben oltre gli europei del 2032. In Italia si giocherà in cinque stadi, vedremo in quante città perché Roma è candidata ad avere più stadi per gli Europei, ma noi puntiamo comunque a una crescita complessiva che riguardi un po’ tutte le città. Alcuni cantieri sono già aperti, pensiamo a Venezia, a Firenze quindi vuol dire che qualcosa si sta muovendo, ma io credo che da adesso in poi, nei prossimi tre mesi racconterete delle cose con una concretezza che non si è mai vista. Tutto questo non soltanto grazie al prezioso lavoro del commissario che affronterà il primo nemico di questi trent’anni: la burocrazia. Ma non è l’unico, l’altro nemico è l’incapacità di avere un metodo di lavoro che poi porti al risultato finale. Lo stadio è molto più di un luogo di sport, è un luogo che qualifica la città. Il fatto di poter immaginare nei prossimi 3-4 anni almeno 10 stati italiani che si rinnoveranno o che si ricostruiranno è il segnale di quanto questo governo sta facendo insieme ai promotori, i club e le amministrazioni del territorio, in un gioco di squadra che non c’è mai stato”.
Ci sarà una proroga del termine fissato al 31 luglio per la presentazione dei progetti finanziati e cantierabili? “Entro la fine di luglio devono essere presentati quelli che vengono chiamati tecnicamente PFTE e comunque i progetti di fattibilità tecnico-economica. Quello che dobbiamo riacquistare agli occhi dell’UEFA è la credibilità di una nazione che si prende delle responsabilità, che assume un impegno e lo rispetta. In passato purtroppo non è stato così. In questa occasione sono convinto che la credibilità si sta determinando e non sarà qualche giorno a far venire meno la fiducia perché c’è una squadra tecnica che si sta adoperando, inoltre stiamo costituendo anche un portafoglio di opportunità finanziarie che consentono di agevolare i promotori delle iniziative quindi questa è davvero la volta buona”
Ci sono delle novità specifiche anche sullo stadio della Roma? “Ci sono novità ogni giorno perché i tavoli tecnici lavorano. Io credo che sia molto importante anche la riservatezza, verrà il momento della comunicazione, che non sarà certamente la mia, perché il nostro lavoro è quello di agevolare affinché le cose succedano, in questo caso è giusto che parli il promotore o il commissario. Ci saranno comunque delle novità, ma la cosa che deve essere ascoltata dalla città, grazie anche a quello che voi mandate in onda, è che il progetto va avanti così come è stato pensato, immaginato e forse anche sognato per lungo tempo”.
Candidatura olimpica di Roma? “Il tema è creare le condizioni perché una candidatura possa essere vincente. Dopo Milano-Cortina quello che non sorprende, visto anche il successo, è che siano tanti a candidarsi in Italia il che vuol dire che quest’idea che ci si metta insieme per raggiungere un obiettivo così ambizioso, prestigioso, affascinante, entusiasmante può raccogliere il consenso in un Paese che spesso è travolto dai ‘da noi no, non si può fare perché ci sono altre priorità’. È del tutto evidente che la candidatura olimpica è l’agenda delle priorità, questo allora non è stato compreso (candidatura per il 2024 ndr), ora si è tutti maturati un po’ e l’aver ospitato delle olimpiadi e paralimpiadi meravigliose che sono state apprezzate dal mondo, è chiaro che adesso dà entusiasmo. Però ancora una volta, più che parlare, serve il metodo: se ci saranno più candidature, come sembra, sarà il CONI a valutare quella che avrà le caratteristiche e ne parlerà con il governo; quindi, io non mi esprimo su nessuna in particolare. Dico semplicemente che noi abbiamo ospitato nel 1960 per la prima volta le olimpiadi estive, è stata anche la prima edizione delle paralimpiadi, che hanno fatto storia. C’è ancora il vivido ricordo di quell’esperienza anche perché la città vive anche delle opere che sono state realizzate in quell’epoca, a dimostrazione di quanto l’olimpiade da un lato fosse anticipatrice dello sviluppo urbano e di quanto poco è stato fatto ‘strada facendo’. Il 2040, 80 anni dopo le olimpiadi del 1960, mi sembra un bell’appuntamento a cavallo tra i due secoli. È fondamentale prepararsi in ogni caso, che siano le olimpiadi di Roma, che siano olimpiadi comunque italiane, l’importante che ci si prepari perché non siano solo i giochi olimpici a produrre sviluppo, ma ci sia lo sviluppo sostenibile che porta a candidature vincenti”.
FONTE: X Alessio Di Francesco











