Segna Krstovic, risponde Hermoso. Servivano tre punti, ne arriva solo uno. Un bel problema per la Roma che oggi potrebbe trovarsi, dopo Juve-Bologna, a meno cinque dal quarto posto e quindi con l’ultimo obiettivo sempre più lontano. Il pari non serve di sicuro all’Atalanta, che ormai deve solo pensare alla semifinale di Coppa Italia contro la Lazio. Poteva andare peggio visto il peso e la lunghezza degli organici a disposizione di Gasperini e Palladino, ma la Roma ci ha abituato spesso a prestazioni oltre i propri limiti e anche stavolta, forse, meritava di più. Ma alla fine il pubblico ha fischiato.
Il problema di questa squadra, numeri alla mano, è che non è mai riuscita a imporsi contro le formazioni più forti e nemmeno di quelle di pari livello: dall’Inter all’Atalanta, è in perdita con tutte negli scontri diretti e ad oggi, il quinto posto in coabitazione con ii Como, in realtà è solo teorico, a rischio anche l’Europa League. Le diciotto vittorie contro squadre di medio basso livello sono tante, ma non hanno – per ora – garantito il salto in avanti auspicato: sul più bello sono venuti meno calciatori importati come Dybala, Soulé, i due centravanti e Pellegrini. Ambire al quarto posto, in queste condizioni, non era facile.
La Roma ha bisogno di ripensarsi, nelle varie componenti: l’organico va rinforzato ed è vero, ma pure il tecnico dovrà fare la differenza, come l’ha fatta in passato e solo in (buona) parte quest’anno. Non sempre i risultati non sono arrivati per via dell’organico, spesso tante scelte sono state al limite della comprensione, vedi il pari con la Juve. Capita. Gasperini non vince la battaglia per il recupero di Wesley e a sinistra manda Rensch, Pisilli è buono solo per la panchina e in mezzo al campo, al fianco di Cristante, compare El Aynaoui. ElSha è il prescelto come vice Pellegrini, con i vari Zaragoza e Venturino inizialmente in panchina. Palladino preferisce Krstovic a Scamacca e Bellanova a Bernasconi, con conseguente spostamento di Zappacosta a sinistra.
La Roma non fa in tempo a fare la voce grossa e prende subito il gol, grazie a un pasticciaccio in uscita del duo Hermoso–El Shaarawy, de Roon scarica subito su Krstovic che piazza un diagonale alla destra di Svilar. Da quel momento in campo c’è solo la Roma, alla ricerca spasmodica del pari. Che arriverà solo alla fine del Primo tempo, con una giocata della strana coppia Rensch (di testa) ed Hermoso, che infila Carnesecchi con una mezza sforbiciata. Esulta, in tribuna, Ranieri, che aveva chiesto di non essere in quadrato della telecamere per non finire sui maxischermi e magari prendersi pure i fischi.
Tocca anche a Malen entrare nell’elenco di quelli che non ce l’hanno fatta: ben servito da ElSha, si fa ipnotizzare da Carnesecchi a un passo dalla gloria e poi, sempre l’olandese, calcia addosso al portiere. Svilar salva su Ederson poco prima del pareggio. Palladino comincia subito con tre cambi, si libera di De Ketelaere, che non ha mai dato prova della loro esistenza nei primi quarantacinque minuti, e di Kolasinac che, dal suo lato ha sofferto non poco Soulé, più Scalvini. Dentro Zalewski, Kossounou e Ahanor. Tre cambi di questo livello, e in un colpo solo, in questo momento, Gasp non può nemmeno sognarli. E come se non bastasse, Palladino otto minuti dopo toglie Bellanova e inserisce Bernasconi. L’Atalanta ha in altra faccia, la Roma e uguale se stessa, inevitabilmente fatica tenere palla e ad essere pericolosa con continuità.
Gasp risponde con le armi che ha: Venturino, Pisilli e Ghilardi per El Shaarawy, El Aynaoui e Mancini (infortunato, l’ennesimo). La Roma si regge su Malen, che ha Djimsiti come guardiano ma ogni volta che riesce a trovare un minimo di spazio per calciare in porta, l’Atalanta trema. Hermoso sfiora il bis, su una bella palla di Venturino, ma la girata di testa è debole. Entra anche Vaz (oltre a Tsimikas per l’infortunato Rensch, ultimo di una lunga serie), per un distrutto Soulé. La carta della speranza. Ma non basta.
FONTE: Il Messaggero











