Ebbene sì, adesso il traguardo è Ii, lo si può toccare con mano. Basta una vittoria domenica a Verona e la Roma potrà tornare a viaggiare in Champions, tra le grandi, con le grandi. Ma grande, lei, ancora non lo è. E chiariamolo subito, questa rosa non basta, serve di più, manca qualità, spessore, ricambi di livello più alto. Ci penserà Gasperini a suggerire situazioni e uomini per fare un salto in avanti, per non sfigurare in Champions e per lottare per traguardi diversi in campionato, come ha suggerito Gasp in quel “mi sono dato tre anni per vincere”.
Tutte vengono da un mercato pirotecnico, ma pericoloso. Vedi la Juve, che ha sbagliato tutti gli attaccanti, poi il Milan che non aveva un centravanti e si è retta su un calciatore, sì eccezionale, ma di 40 anni, vedi pure l’Atalanta che ha perso Retegui e soprattutto Gasperini, che non è roba di poco conto. (…) E infine, la Lazio. Che senza mercato ha guidato con la benda negli occhi. A Roma c’era solo tanta stanchezza, una mal sopportazione di chi c’era e c’è ancora, ritenuto responsabile dei risultati modesti di questi anni, dimenticando chi non c’è più e non facciamo i nomi per decenza. Sono passati allenatori grandi (Mourinho), di belle speranze (De Rossi), esperti (Ranieri), sbagliati (Juric), eppure il risultato non è cambiato: Conference, massimo Europa League, lo scudetto un’utopia. L’obiettivo è stato puntato su chi c’è dal 2018, i vari Cristante, Mancini, Smalling, che via via si aggiungevano ai vari El Shaarawy, Zaniolo, Pellegrini, Kolarov, Dzeko.
Quei tre ci sono ancora oggi e non hanno giocato da soli in questi anni, ma pure con illustri colleghi come Spinazzola e Dybala, come Lukaku e Pedro (proprio lui), come Mikhaitaryan, Abraham e Matic, giusto per fare qualche nome che in teoria avrebbe dovuto alzare la qualità. Come sarebbe dovuto accadere dopo con Soulé, Dovbyk, Paredes, Ndicka e, in teoria, Renato Sanches. Solo Mancini, ElSha, Cristante e Pellegrini oggi possono prendersi la rivincita, perché loro qui stanno dalla prima ora. E in parte, con loro, anche Dybala che è arrivato nell’estate del 2022.
La stessa rivincita se la presero personaggi – sicuramente più forti dei calciatori attuali – come Candela, Cafu, Tommasi, Delvecchio, Aldair e Zago che, da tutti erano considerati a fine ciclo dopo gli anni non eccezionali vissuti con Mazzone, Carlos Bianchi e Zeman, quando la Roma non era mai da corsa. E va considerata pure la prima stagione di Capello, finita con lo scudetto della Lazio e con la Roma malinconicamente al sesto posto. Capello, insieme con il presidente Sensi, decisero di investire sui pezzi pesanti, non lasciando partire nessuno o quasi dei contestati (molti di loro avevano già le valigie piene, pronti a partire), e sono state dure anche certe “consultazioni” nel ritiro di Kapfenberg. Morale della favola, che tutti conoscono: arrivarono Batistuta, Emerson e Samuel. E la Roma vinse lo scudetto. Tutti idoli, allora. In un attimo. A volte il mondo è in base a come lo guardi.
FONTE: Il Messaggero











