E ora provate a dargli torto: «Se ho delle responsabilità tecniche allora è giusto avere credibilità e che io venga accontentato». Il discorso di Gasp nel post-gara di Bologna non fa una piega. […] E se l’allenatore, in tempi non sospetti, va contro l’umore popolare e il diktat societario (congelamento rinnovi di Mancini e Cristante e via alla rivoluzione), chiedendo la conferma del nucleo storico, va seguito. Perché non si può sposare Gasp soltanto per le cose che piacciono.
Se l’allenatore vuole la conferma di Cristante, Mancini e Pellegrini e chiede di fare un tentativo per Dybala e Celik, va quantomeno ascoltato. Chiaramente andando a braccetto con le possibilità economiche del club. Tradotto: se Paulo, esempio limite, continua a chiedere 8 milioni, lo si ringrazia e si guarda avanti. Se l’argentino invece abbassa le pretese con un fisso che rientra nei parametri indicati dal club (3 milioni) al quale aggiungere dei bonus a rendimento e presenze, il discorso può cambiare. Ma questo vale per lui, per Lorenzo, per chiunque. Anche perché l’idea dell’allenatore è chiara: i titolari inamovibili di oggi, debbono diventare le alternative di lusso di domani.
Se oggi a fronte di un investimento futuribile di 20 milioni per Vaz (al netto di quanto il ragazzino incide a bilancio e del fatto che un club come la Roma è quasi costretta a fare questo tipo di operazioni) chiede di dirottare quei soldi per un calciatore già pronto e in un altro ruolo, va seguito. Poi se è giovane tanto meglio.
FONTE: Il Messaggero – S. Carina











