Le vittorie non sono tutte uguali. Questa è stata diversa, per la Roma battere 2-0 la Lazio non è solo prendersi un altro derby, potersi permettere battute e qualche ora di felicità, significa poter cambiare la stagione, forse il futuro, avere in mano il destino. Col quarto posto riconquistato si trova a 90 minuti dalla qualificazione in Champions, basterà col Verona nell’ultima gara non buttare all’aria un’altra occasione, ora la Roma è (tornata) padrona del suo futuro: c’è un finale di stagione ancora da scrivere, ma ora se lo può firmare da sola. Meglio vivere di speranze che di rimpianti.
Ma è un successo che ha un vincitore assoluto e non è Gianluca Mancini, leader assoluto dello spogliatoio, capitano senza fascia, autore della doppietta fotocopia (di testa su calcio d’angolo) che ha portato i giallorossi in zona Champions. Il trionfatore è Gian Piero Gasperini, l’uomo solo al comando della Roma, decide, caccia nemici, dà ordini alla proprietà, vince, salta. È riuscito a mandare via dal club uno come Ranieri, amatissimo dai tifosi, e presto anche Massara.
Non c’è un noi alla Roma, c’è un io ed è molto grande. Decide Gasp. Punto. Ha convinto la proprietà a tornare in città, a far sentire la presenza, ha chiesto e ottenuto dal silenziosissimo e distante Ryan Friedkin di fare un discorso alla squadra prima della partita, almeno ha potuto vedere per una volta i giocatori. Ha in mano i rinnovi dei calciatori, vuole decidere con il club chi deve restare, lui così legato alla vecchia guardia, a Mancini, Cristante, ma soprattutto Dybala e Pellegrini che sono in scadenza. E mentre Sarri si lamenta dopo la partita e non del risultato: «Quest’anno sono stato ascoltato zero dalla società, non sono contentissimo. Sul futuro il club non mi dice nulla, se i programmi non collimano, inutile andare avanti.
E tanti giocatori vogliono andare via», Gasperini gongola. Si chiude in cerchio con i giocatori in mezzo al campo a festeggiare, esulta saltando sotto la Curva Sud che per la prima volta lo chiama. Lui va e balla con lei: «Sono piemontese, ho un passato alla Juventus e all’Atalanta che è un’acerrima nemica di questa squadra. Ero la persona meno adatta a entrare in sintonia con la gente di Roma. Ma io faccio calcio e le persone hanno apprezzato questo. Le ho conquistate con la credibilità e per me questo vale più di uno scudetto». Parole che pesano, questa vittoria non è stata uguale alle altre, è il giorno in cui scoppia l’amore e Gasp conquista Roma, che non voleva farsi eternamente corteggiare.
FONTE: La Repubblica – S. Scotti











