I tre minuti del Gasp. Una tempesta di emozioni troppo forte. E alla fine non ha retto. Gli sono venute le lacrime agli occhi. Il piemontese burbero che in giro per l’Italia e l’Europa ha litigato con tutti. Con i modi sbrigativi che sono diventati un tratto del personaggio. In campo e davanti ai microfoni. Non ha retto nemmeno lui a una domanda apparentemente innocua ma che in questa settimana turbolenta si è rivelata uno scoglio troppo alto. C’era tutto in quella richiesta di confronto tra la sua Atalanta e la sua Roma. Che cosa ruberebbe, anche in modo simpatico, a quel gruppo di lavoro che gli ha cambiato la vita e non solo la carriera?
Gli si è spalancato un mondo davanti. Nella settimana più fredda da quando è a Roma. Nella settimana in cui si è sentito solo come non gli era mai accaduto da quando ha sposato il progetto dei Friedkin. l’accostamento tra il suo passato e il suo presente lo ha indotto a rivivere, sia pure per tre minuti, quel calore, quelle sensazioni di condivisione che non ha mai sentito così lontane come negli ultimi giorni romani. Un esercizio quasi psicoterapeutico. O almeno è questo l’effetto che hanno avuto su di lui. Gasperini si è lasciato andare nel viaggio a ritroso nella sua Atalanta. Nel decennio che gli ha stravolto la prospettiva.
È inciampato su Antonio Percassi. Anche se poi a Bergamo chi lo seguiva passo passo e ne ammortizzava gli urti era il figlio Luca. Perché la gestione di Gasperini non è mai stata facile. In dieci anni poi… A smussare gli angoli ci ha sempre pensato Luca. Il papà, ovviamente, resta la figura di riferimento, l’uomo che lo scelse. Dieci anni gli sono improvvisamente tornati in corpo. Roma gli è sembrata più fredda di Bergamo. Chi avrebbe scommesso di vedere il tecnico di Grugliasco con le lacrime agli occhi in una conferenza?
FONTE: Il Corriere dello Sport – M. Gallo











